Risultati da 1 a 7 di 7
  1. as Guest

    Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)

    Dedicato a Vilco, che me l'ha fatto venire in mente, a proposito del
    berodo.

    *****
    Un grido. Non un grido di dolore, ma peggio, la voce di un uomo
    colpito da un terrore mortale. E poi un sommesso salmodiare (1).

    La foresta terminava sul mare, odore di sale, bava scura delle alghe
    sulla stretta spiaggia di ciottoli.
    Un basso ruscello scorreva verso il mare, verso strisce di pallida
    sabbia tra i ciottoli.

    La baia(2) era immobile, chiusa nel morso del gelo, ed una linea
    chiara, sotto le tenebre, dove tra i promontori il mare aperto si
    faceva bianco.

    Una baia poco profonda, alla bassa marea le sagome delle rocce e dei
    macigni emergevano nere dall'acqua, scintillanti per le alghe alla
    luce delle stelle.

    Al centro della baia c'era un'isola, o meglio, quello che doveva
    essere un'isola con l'alta marea, ma che adesso era una penisola, un
    lembo di terra di forma ovale unito alla spiaggia da una rudimentale
    gettata di pietre, che si protendeva come un cordone ombelicale per
    unirla alla spiaggia.

    Nel più vicino degli anfratti poco profondi formati dalla gettata e
    dalla spiaggia, alcune barchette erano tirate a secco come delfini
    spiaggiati.

    Nebbia, bassa sulla baia, fluttuava qua e là tra i rami come reti da
    pesca appese ad asciugare.
    Sulla superficie dell'acqua galleggiava, si assottigliava e poi si
    riduceva a niente, solo per ridiventare spessa in un altro punto e
    lentamente formare di nuovo come un fumo sull'acqua.

    Girava tutt'intorno alla base dell'isola, e lì era così densa che
    quella pareva galleggiare su una nuvola, e le stelle riflettevano una
    luce grigia per via di quella nebbia che mi mostrava con chiarezza
    l'isola.

    Questa era allungata, terminava con una piccola collina che si gettava
    nel mare e, verso di me, in una spianata.

    Intorno alla base di questa collinetta c'era un circolo di pietre
    erette, un circolo interrotto solo nel punto che era davanti a me,
    dove una larga apertura formava un ingresso dal quale un viale di
    pietre si dirigeva, come un colonnato, direttamente alla gettata.

    Non si notava alcun suono né movimento. Non fosse stato per le sagome
    incerte delle barche tirate a secco avrei pensato che il grido, il
    salmodiare, fossero creazioni di un sogno.

    Ai piedi della collina, proprio alla fine di quel viale centrale,
    brillò a un tratto la luce di un falò immenso.
    Illuminò un'apertura bassa nel fianco della collina e davanti ad essa,
    nitida, la figura vestita di bianco di colui che aveva acceso il
    fuoco, con la sua torcia. Vidi allora che quelli che avevo preso per
    banchi di nebbia, erano gruppi di figure immobili, pure coperte da
    lunghi vesti bianche.

    Udii di nuovo il salmodiare, assai sommesso, con un ritmo slegato e
    vaneggiante. Poi, chi aveva acceso il fuoco, si diresse nella collina,
    sprofondando verso terra, e sparendo alla vista.

    Gli altri gli si affollarono intorno, gruppi che si raggrumavano, che
    si fondevano intorno all'arco, poi svanivano come fumo aspirato nella
    porta di un forno.

    Il salmodiare continuò, ma così fievole e smorzato che ormai pareva
    solo un ronzio di api in un'arnia d'inverno. Non lo attraversava
    nessuna melodia, solo il ritmo che si abbassava fino a diventare un
    semplice palpito nell'aria, la pulsazione di un suono avvertito con un
    senso diverso dall'udito, che poco a poco si strinse e si fece più
    veloce, finché risuonò duro e rapido e il mio sangue pulsò all'unisono
    con esso...

    A un tratto s'interruppe. Ci fu una pausa di una quiete mortale, una
    quiete carica di tante cose che mi sentii la gola annodata e deglutii
    per la tensione.

    Un grido diverso questa volta, acuto e tagliente, che avrebbe potuto
    significare qualsiasi cosa, trionfo o resa o dolore. Un grido di
    morte, ma questa volta non proveniente dalla vittima ma
    dall'assassino.
    E poi, silenzio. La notte era immobile e calma. L'isola era un alveare
    chiuso, sigillato su quanto strisciava o ronzava nel suo interno.

    Poi il capo, apparve improvvisamente come un'ombra nell'arco e risalì
    gli scalini. Gli altri lo seguivano, spostandosi non come persone in
    un corteo, ma lentamente e armoniosamente, in gruppi che si rompevano
    e si riformavano, secondo uno schema che pareva quello di una danza,
    finché ancora una volta si fermarono divisi in due file accanto alle
    pietre erette.

    E di nuovo un'immobilità completa. Poi il capo alzò le braccia. Come a
    un segnale, bianca e scintillante come la lama di un coltello, sulla
    collina apparve la falce della luna.

    Il capo gridò e questo grido, il terzo, era inequivocabilmente
    un'espressione di trionfo, mentre egli tendeva alte le braccia distese
    sopra la testa come se offrisse quello che teneva tra le mani.
    La folla gli rispose, canto e controcanto. Poi, mentre la luna si
    alzava chiara sulla collina, il sacerdote abbassò le braccia e si
    voltò. Quello che aveva offerto alla dea, adesso lo offriva ai fedeli.
    La folla lo circondò.

    E poi la folla iniziò a dividersi e a gruppi di due o tre, le persone
    scendevano silenziose il viale, entrando e uscendo dalle ombre che la
    luna nascente disegnava tra le pietre. Si dirigevano alle barche.

    Non ho idea di quanto tempo durasse tutto questo, ma quando tornai in
    me mi accorsi che ero rigido e dove avevo lasciato cadermi di dosso il
    mantello ero fradicio di nebbia.

    La baia era punteggiata dalle piccole imbarcazioni che si
    allontanavano.
    L'isola era ormai vuota, a parte un'unica figura, alta, che si avviava
    adesso lungo il viale. La nebbia lo avvolgeva, lo rivelava, tornava ad
    avvolgerlo.

    L'ultima delle barche era un punto che diventava sempre più piccolo
    nell'oscurità. L'uomo solitario percorse rapido la gettata. Io mi feci
    avanti di sotto gli alberi e scesi incontro a lui sulla riva coperta
    di ciottoli.

    *****
    I druidi in Liguria ci sono arrivati insieme ai celti, ma prima di
    loro, le popolazioni locali adoravano già una divinità protoceltica,
    il dio Belanu, o Belanos o Belinu, che cambiava leggermente nome a
    seconda del luogo.
    Dio del sole e della luce, la sua compagna Belisma era invece la dea
    del fuoco e della notte.

    La fine della stagione propizia, coincidente con la morte del Dio, era
    il solstizio d'inverno, a dicembre, ed in questa occasione venivano
    eseguiti sacrifici, e accesi grandi fuochi che duravano tutta la
    notte. Subito prima dell'inverno, a ottobre, iniziava la raccolta del
    miele, sacrificando gli alverari.

    Secoli prima che i romani prendessero possesso della liguria, e
    sostituissero gli dei locali con i loro, si raccoglieva già, a livello
    locale ed in maniera molto avventurosa, il miele che era solitamente
    di castagno e di acacia, come anche il classico millefiori o di erica
    o di corbezzolo, a seconda di dove le api andavano a suggere il
    nettare.

    La zona che va dal Colle di Tenda a La Briga e poi verso Realdo a
    Triora, è un insolito concentramento di "naiiou", parola derivata
    direttamente dal protocelto-ligure e che significava originariamente
    una vasca dove veniva messa a macerare la canapa, e per analogia ed
    estensione un recinto dove vengono custoditi animali e quindi anche le
    api.

    Nella zona che citavo, esistono tutt'ora una 90ina di recinti in
    pietra, naiji al plurale, a forma di ferro di cavallo, che potevano
    ognuno ospitare da 50 a 100 "bugni", ovvero arnie primitive ricavate
    da tronchi di larice o castagno svuotati.

    I bugni, chiamati anche bruschi, sono stati usati per millenni,
    sostituiti solo nell'ultimo secolo da alveari moderni, ed i recinti
    datano tra il 1500 ed il 1800 a testimonare il loro utilizzo per
    secoli.

    La cosa molto particolare è l'insolito concentramento di naiji in
    questa area geografica, e quindi di produzione di miele, e l'origine
    stessa dei naiji non si sa se fosse dovuta per proteggere gli alveari
    dall'orso piuttosto che dai furti dell'uomo.

    Il miele ligure è particolarmente rinomato, e sempre si trovano nei
    mercatini domenicali o straordinari, i banchetti dei produttori di
    miele, di qualsiasi tipo, e di qualsiasi prezzo.

    Nell'entroterra, nelle zone originarie, ancora qualche apicoltore
    conserva i bugni antichi, anche se ormai non vengono praticamente più
    utilizzati, se non da pochissimi fedeli alla tradizione.

    ale

    (1) Liberamente ispirato dalla descrizione di una cerimonia druidica
    di Stuart Piggot, come poi ripresa da Mary Stewart in The Cristal Cave
    e tradotto ed adattato per questo post.
    (2) Un punto qualsiasi costiero tra la Toscana settentrionale e
    Marsiglia. L'ho immaginato alla Baia del Silenzio, l'attuale Sestri
    Levante.
     

  2. Nonna Sisi_pll Guest

    Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)

    On 30 Lug, 23:07, as <alessandro1...*gmail.com> wrote:
    > Dedicato a Vilco, che me l'ha fatto venire in mente, a proposito del
    > berodo.
    >
    > *****
    > Un grido. Non un grido di dolore, ma peggio, la voce di un uomo
    > colpito da un terrore mortale. E poi un sommesso salmodiare (1).
    >
    > La foresta terminava sul mare, odore di sale, bava scura delle alghe
    > sulla stretta spiaggia di ciottoli.
    > Un basso ruscello scorreva verso il mare, verso strisce di pallida
    > sabbia tra i ciottoli.
    >
    > La baia(2) era immobile, chiusa nel morso del gelo, ed una linea
    > chiara, sotto le tenebre, dove tra i promontori il mare aperto si
    > faceva bianco.
    >
    > Una baia poco profonda, alla bassa marea le sagome delle rocce e dei
    > macigni emergevano nere dall'acqua, scintillanti per le alghe alla
    > luce delle stelle.
    >
    > Al centro della baia c'era un'isola, o meglio, quello che doveva
    > essere un'isola con l'alta marea, ma che adesso era una penisola, un
    > lembo di terra di forma ovale unito alla spiaggia da una rudimentale
    > gettata di pietre, che si protendeva come un cordone ombelicale per
    > unirla alla spiaggia.
    >
    > Nel più vicino degli anfratti poco profondi formati dalla gettata e
    > dalla spiaggia, alcune barchette erano tirate a secco come delfini
    > spiaggiati.
    >
    > Nebbia, bassa sulla baia, fluttuava qua e là tra i rami come reti da
    > pesca appese ad asciugare.
    > Sulla superficie dell'acqua galleggiava, si assottigliava e poi si
    > riduceva a niente, solo per ridiventare spessa in un altro punto e
    > lentamente formare di nuovo come un fumo sull'acqua.
    >
    > Girava tutt'intorno alla base dell'isola, e lì era così densa che
    > quella pareva galleggiare su una nuvola, e le stelle riflettevano una
    > luce grigia per via di quella nebbia che mi mostrava con chiarezza
    > l'isola.
    >
    > Questa era allungata, terminava con una piccola collina che si gettava
    > nel mare e, verso di me, in una spianata.
    >
    > Intorno alla base di questa collinetta c'era un circolo di pietre
    > erette, un circolo interrotto solo nel punto che era davanti a me,
    > dove una larga apertura formava un ingresso dal quale un viale di
    > pietre si dirigeva, come un colonnato, direttamente alla gettata.
    >
    > Non si notava alcun suono né movimento. Non fosse stato per le sagome
    > incerte delle barche tirate a secco avrei pensato che il grido, il
    > salmodiare, fossero creazioni di un sogno.
    >
    > Ai piedi della collina, proprio alla fine di quel viale centrale,
    > brillò a un tratto la luce di un falò immenso.
    > Illuminò un'apertura bassa nel fianco della collina e davanti ad essa,
    > nitida, la figura vestita di bianco di colui che aveva acceso il
    > fuoco, con la sua torcia. Vidi allora che quelli che avevo preso per
    > banchi di nebbia, erano gruppi di figure immobili, pure coperte da
    > lunghi vesti bianche.
    >
    > Udii di nuovo il salmodiare, assai sommesso, con un ritmo slegato e
    > vaneggiante. Poi, chi aveva acceso il fuoco, si diresse nella collina,
    > sprofondando verso terra, e sparendo alla vista.
    >
    > Gli altri gli si affollarono intorno, gruppi che si raggrumavano, che
    > si fondevano intorno all'arco, poi svanivano come fumo aspirato nella
    > porta di un forno.
    >
    > Il salmodiare continuò, ma così fievole e smorzato che ormai pareva
    > solo un ronzio di api in un'arnia d'inverno. Non lo attraversava
    > nessuna melodia, solo il ritmo che si abbassava fino a diventare un
    > semplice palpito nell'aria, la pulsazione di un suono avvertito con un
    > senso diverso dall'udito, che poco a poco si strinse e si fece più
    > veloce, finché risuonò duro e rapido e il mio sangue pulsò all'unisono
    > con esso...
    >
    > A un tratto s'interruppe. Ci fu una pausa di una quiete mortale, una
    > quiete carica di tante cose che mi sentii la gola annodata e deglutii
    > per la tensione.
    >
    > Un grido diverso questa volta, acuto e tagliente, che avrebbe potuto
    > significare qualsiasi cosa, trionfo o resa o dolore. Un grido di
    > morte, ma questa volta non proveniente dalla vittima ma
    > dall'assassino.
    > E poi, silenzio. La notte era immobile e calma. L'isola era un alveare
    > chiuso, sigillato su quanto strisciava o ronzava nel suo interno.
    >
    > Poi il capo, apparve improvvisamente come un'ombra nell'arco e risalì
    > gli scalini. Gli altri lo seguivano, spostandosi non come persone in
    > un corteo, ma lentamente e armoniosamente, in gruppi che si rompevano
    > e si riformavano, secondo uno schema che pareva quello di una danza,
    > finché ancora una volta si fermarono divisi in due file accanto alle
    > pietre erette.
    >
    > E di nuovo un'immobilità completa. Poi il capo alzò le braccia. Come a
    > un segnale, bianca e scintillante come la lama di un coltello, sulla
    > collina apparve la falce della luna.
    >
    > Il capo gridò e questo grido, il terzo, era inequivocabilmente
    > un'espressione di trionfo, mentre egli tendeva alte le braccia distese
    > sopra la testa come se offrisse quello che teneva tra le mani.
    > La folla gli rispose, canto e controcanto. Poi, mentre la luna si
    > alzava chiara sulla collina, il sacerdote abbassò le braccia e si
    > voltò. Quello che aveva offerto alla dea, adesso lo offriva ai fedeli.
    > La folla lo circondò.
    >
    > E poi la folla iniziò a dividersi e a gruppi di due o tre, le persone
    > scendevano silenziose il viale, entrando e uscendo dalle ombre che la
    > luna nascente disegnava tra le pietre. Si dirigevano alle barche.
    >
    > Non ho idea di quanto tempo durasse tutto questo, ma quando tornai in
    > me mi accorsi che ero rigido e dove avevo lasciato cadermi di dosso il
    > mantello ero fradicio di nebbia.
    >
    > La baia era punteggiata dalle piccole imbarcazioni che si
    > allontanavano.
    > L'isola era ormai vuota, a parte un'unica figura, alta, che si avviava
    > adesso lungo il viale. La nebbia lo avvolgeva, lo rivelava, tornava ad
    > avvolgerlo.
    >
    > L'ultima delle barche era un punto che diventava sempre più piccolo
    > nell'oscurità. L'uomo solitario percorse rapido la gettata. Io mi feci
    > avanti di sotto gli alberi e scesi incontro a lui sulla riva coperta
    > di ciottoli.
    >
    > *****
    > I druidi in Liguria ci sono arrivati insieme ai celti, ma prima di
    > loro, le popolazioni locali adoravano già una divinità protoceltica,
    > il dio Belanu, o Belanos o Belinu, che cambiava leggermente nome a
    > seconda del luogo.
    > Dio del sole e della luce, la sua compagna Belisma era invece la dea
    > del fuoco e della notte.
    >
    > La fine della stagione propizia, coincidente con la morte del Dio, era
    > il solstizio d'inverno, a dicembre, ed in questa occasione venivano
    > eseguiti sacrifici, e accesi grandi fuochi che duravano tutta la
    > notte. Subito prima dell'inverno, a ottobre, iniziava la raccolta del
    > miele, sacrificando gli alverari.
    >
    > Secoli prima che i romani prendessero possesso della liguria, e
    > sostituissero gli dei locali con i loro, si raccoglieva già, a livello
    > locale ed in maniera molto avventurosa, il miele che era solitamente
    > di castagno e di acacia, come anche il classico millefiori o di erica
    > o di corbezzolo, a seconda di dove le api andavano a suggere il
    > nettare.
    >
    > La zona che va dal Colle di Tenda a La Briga e poi verso Realdo a
    > Triora, è un insolito concentramento di "naiiou", parola derivata
    > direttamente dal protocelto-ligure e che significava originariamente
    > una vasca dove veniva messa a macerare la canapa, e per analogia ed
    > estensione un recinto dove vengono custoditi animali e quindi anche le
    > api.
    >
    > Nella zona che citavo, esistono tutt'ora una 90ina di recinti in
    > pietra, naiji al plurale, a forma di ferro di cavallo, che potevano
    > ognuno ospitare da 50 a 100 "bugni", ovvero arnie primitive ricavate
    > da tronchi di larice o castagno svuotati.
    >
    > I bugni, chiamati anche bruschi, sono stati usati per millenni,
    > sostituiti solo nell'ultimo secolo da alveari moderni, ed i recinti
    > datano tra il 1500 ed il 1800 a testimonare il loro utilizzo per
    > secoli.
    >
    > La cosa molto particolare è l'insolito concentramento di naiji in
    > questa area geografica, e quindi di produzione di miele, e l'origine
    > stessa dei naiji non si sa se fosse dovuta per proteggere gli alveari
    > dall'orso piuttosto che dai furti dell'uomo.
    >
    > Il miele ligure è particolarmente rinomato, e sempre si trovano nei
    > mercatini domenicali o straordinari, i banchetti dei produttori di
    > miele, di qualsiasi tipo, e di qualsiasi prezzo.
    >
    > Nell'entroterra, nelle zone originarie, ancora qualche apicoltore
    > conserva i bugni antichi, anche se ormai non vengono praticamente più
    > utilizzati, se non da pochissimi fedeli alla tradizione.
    >
    > ale
    >
    > (1) Liberamente ispirato dalla descrizione di una cerimonia druidica
    > di Stuart Piggot, come poi ripresa da Mary Stewart in The Cristal Cave
    > e tradotto ed adattato per questo post.
    > (2) Un punto qualsiasi costiero tra la Toscana settentrionale e
    > Marsiglia. L'ho immaginato alla Baia del Silenzio, l'attuale Sestri
    > Levante.


    sono letteralmente rapita dal tuo modo di scrivere! Bellissimo questo
    pezzo mi hai fatto scoprire qualcosa del passato remoto della Liguria
    che non conoscevo proprio. Unico inconveniente: mi sarebbe piaciuto
    leggerne ancora! :-(
     

  3. as Guest

    Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)

    On 31 Lug, 16:30, Nonna Sisi_pll <sis...*gmail.com> wrote:

    > mi hai fatto scoprire qualcosa del passato remoto della Liguria
    > che non conoscevo proprio.


    Ti allargo la prospettiva, sembrerebbe che il termine belìn in lingua
    ligure, possa derivare direttamente dal dio Belanu (dio della luce,
    del sole, della procreazione, della genesi).

    Un'altra ipotesi è quella secondo cui sia i liguri che i celti
    stanziali in liguria, abbiano derivato il termine dai fenici,
    attraverso gli scambi nel mediterraneo, in lingua accadica con bel si
    intende "signore", con il quale veniva denominato il dio fenicio
    marduk, mentre innu significa "nostro", ovvero bel innu è uguale a
    nostro signore.

    Per "bel" in accadico:
    http://www.premiumwanadoo.com/cuneif...20&language=id
    Per "innu" in accadico:
    http://www.premiumwanadoo.com/cuneif...ary/search.php

    Quale sia la verità delle due, non lo so, gli storici continuano ad
    accapigliarsi al proposito.
    Teoria comune è che però , quando il termine viene attribuito ad una
    divinità fallica, acquisisce automaticamente il significato di pene.

    Insomma, belin, sembrerebbe proprio voler dire "nostro signore".

    > Unico inconveniente: mi sarebbe piaciuto
    > leggerne ancora! :-(


    Il seguito immaginatelo come vuoi, si interrompe qui:

    > L'ultima delle barche era un punto che diventava sempre più piccolo
    > nell'oscurità. L'uomo solitario percorse rapido la gettata. Io mi feci
    > avanti di sotto gli alberi e scesi incontro a lui sulla riva coperta
    > di ciottoli.


    Chi era quell'uomo, chi era l'osservatore, cosa accade con l'incontro,
    si incontreranno davvero o capiterà qualcosa un attimo prima...?

    ale
     

  4. Mardot Guest

    Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)

    Il 02/08/2010 1.09, as ha scritto:

    > Ti allargo la prospettiva


    rotfl

    --
    Mardot
     

  5. as Guest

    Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)

    On 2 Ago, 08:41, Mardot <pi...*pallo.it> wrote:
    > Il 02/08/2010 1.09, as ha scritto:
    >
    > > Ti allargo la prospettiva

    >
    > rotfl


    Non si dice così?

    ale
     

  6. Mardot Guest

    Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)

    Il 02/08/2010 8.58, as ha scritto:
    > On 2 Ago, 08:41, Mardot<pi...*pallo.it> wrote:
    >> Il 02/08/2010 1.09, as ha scritto:
    >>
    >>> Ti allargo la prospettiva

    >>
    >> rotfl

    >
    > Non si dice così?


    Mi scuso già in anticipo prima che inizi a piovere di tutto, ma non ho
    resistito, il titolo del thread e il tuo esordio "ti allargo la
    prospettiva" era un'esca a cui non ho potuto non abboccare volentieri ;-)

    --
    Mardot
     

  7. as Guest

    Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)

    On 2 Ago, 09:05, Mardot <pi...*pallo.it> wrote:

    > Mi scuso già in anticipo prima che inizi a piovere di tutto, ma non ho
    > resistito, il titolo del thread e il tuo esordio "ti allargo la
    > prospettiva" era un'esca a cui non ho potuto non abboccare volentieri ;-)


    Non sono così *tanto* malizioso :P
    Hai gettato la lenza l'amo e sei pure abboccato da solo :-D

    ale
     

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    Sperando che i liguri non mi verranno a lapidare: originale qui: http://pestoebatan.blogspot.com/2009/08/lanima-della-cucina-ligure-dalla.html ...
    L'anima della cucina ligure: dalla maggiorana al preboggiòn (cucina ligure) inviato Di as nel forum it.hobby.cucina
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    Ultimo Messaggio: 08-24-2009, 11:08 AM
  5. CUCINA LIGURE: AYUDA
    Bruna wrote: > > mi attacco qua :-) posso mandare in giro la tua ricetta delle cozze? che ho > visto su un sito una roba col crudo e le cozze...
    CUCINA LIGURE: AYUDA inviato Di Luis Chiodo nel forum it.hobby.cucina
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    Ultimo Messaggio: 05-27-2004, 09:28 AM