Discussione: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
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as Guest
Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
Dedicato a Vilco, che me l'ha fatto venire in mente, a proposito del
berodo.
*****
Un grido. Non un grido di dolore, ma peggio, la voce di un uomo
colpito da un terrore mortale. E poi un sommesso salmodiare (1).
La foresta terminava sul mare, odore di sale, bava scura delle alghe
sulla stretta spiaggia di ciottoli.
Un basso ruscello scorreva verso il mare, verso strisce di pallida
sabbia tra i ciottoli.
La baia(2) era immobile, chiusa nel morso del gelo, ed una linea
chiara, sotto le tenebre, dove tra i promontori il mare aperto si
faceva bianco.
Una baia poco profonda, alla bassa marea le sagome delle rocce e dei
macigni emergevano nere dall'acqua, scintillanti per le alghe alla
luce delle stelle.
Al centro della baia c'era un'isola, o meglio, quello che doveva
essere un'isola con l'alta marea, ma che adesso era una penisola, un
lembo di terra di forma ovale unito alla spiaggia da una rudimentale
gettata di pietre, che si protendeva come un cordone ombelicale per
unirla alla spiaggia.
Nel più vicino degli anfratti poco profondi formati dalla gettata e
dalla spiaggia, alcune barchette erano tirate a secco come delfini
spiaggiati.
Nebbia, bassa sulla baia, fluttuava qua e là tra i rami come reti da
pesca appese ad asciugare.
Sulla superficie dell'acqua galleggiava, si assottigliava e poi si
riduceva a niente, solo per ridiventare spessa in un altro punto e
lentamente formare di nuovo come un fumo sull'acqua.
Girava tutt'intorno alla base dell'isola, e lì era così densa che
quella pareva galleggiare su una nuvola, e le stelle riflettevano una
luce grigia per via di quella nebbia che mi mostrava con chiarezza
l'isola.
Questa era allungata, terminava con una piccola collina che si gettava
nel mare e, verso di me, in una spianata.
Intorno alla base di questa collinetta c'era un circolo di pietre
erette, un circolo interrotto solo nel punto che era davanti a me,
dove una larga apertura formava un ingresso dal quale un viale di
pietre si dirigeva, come un colonnato, direttamente alla gettata.
Non si notava alcun suono né movimento. Non fosse stato per le sagome
incerte delle barche tirate a secco avrei pensato che il grido, il
salmodiare, fossero creazioni di un sogno.
Ai piedi della collina, proprio alla fine di quel viale centrale,
brillò a un tratto la luce di un falò immenso.
Illuminò un'apertura bassa nel fianco della collina e davanti ad essa,
nitida, la figura vestita di bianco di colui che aveva acceso il
fuoco, con la sua torcia. Vidi allora che quelli che avevo preso per
banchi di nebbia, erano gruppi di figure immobili, pure coperte da
lunghi vesti bianche.
Udii di nuovo il salmodiare, assai sommesso, con un ritmo slegato e
vaneggiante. Poi, chi aveva acceso il fuoco, si diresse nella collina,
sprofondando verso terra, e sparendo alla vista.
Gli altri gli si affollarono intorno, gruppi che si raggrumavano, che
si fondevano intorno all'arco, poi svanivano come fumo aspirato nella
porta di un forno.
Il salmodiare continuò, ma così fievole e smorzato che ormai pareva
solo un ronzio di api in un'arnia d'inverno. Non lo attraversava
nessuna melodia, solo il ritmo che si abbassava fino a diventare un
semplice palpito nell'aria, la pulsazione di un suono avvertito con un
senso diverso dall'udito, che poco a poco si strinse e si fece più
veloce, finché risuonò duro e rapido e il mio sangue pulsò all'unisono
con esso...
A un tratto s'interruppe. Ci fu una pausa di una quiete mortale, una
quiete carica di tante cose che mi sentii la gola annodata e deglutii
per la tensione.
Un grido diverso questa volta, acuto e tagliente, che avrebbe potuto
significare qualsiasi cosa, trionfo o resa o dolore. Un grido di
morte, ma questa volta non proveniente dalla vittima ma
dall'assassino.
E poi, silenzio. La notte era immobile e calma. L'isola era un alveare
chiuso, sigillato su quanto strisciava o ronzava nel suo interno.
Poi il capo, apparve improvvisamente come un'ombra nell'arco e risalì
gli scalini. Gli altri lo seguivano, spostandosi non come persone in
un corteo, ma lentamente e armoniosamente, in gruppi che si rompevano
e si riformavano, secondo uno schema che pareva quello di una danza,
finché ancora una volta si fermarono divisi in due file accanto alle
pietre erette.
E di nuovo un'immobilità completa. Poi il capo alzò le braccia. Come a
un segnale, bianca e scintillante come la lama di un coltello, sulla
collina apparve la falce della luna.
Il capo gridò e questo grido, il terzo, era inequivocabilmente
un'espressione di trionfo, mentre egli tendeva alte le braccia distese
sopra la testa come se offrisse quello che teneva tra le mani.
La folla gli rispose, canto e controcanto. Poi, mentre la luna si
alzava chiara sulla collina, il sacerdote abbassò le braccia e si
voltò. Quello che aveva offerto alla dea, adesso lo offriva ai fedeli.
La folla lo circondò.
E poi la folla iniziò a dividersi e a gruppi di due o tre, le persone
scendevano silenziose il viale, entrando e uscendo dalle ombre che la
luna nascente disegnava tra le pietre. Si dirigevano alle barche.
Non ho idea di quanto tempo durasse tutto questo, ma quando tornai in
me mi accorsi che ero rigido e dove avevo lasciato cadermi di dosso il
mantello ero fradicio di nebbia.
La baia era punteggiata dalle piccole imbarcazioni che si
allontanavano.
L'isola era ormai vuota, a parte un'unica figura, alta, che si avviava
adesso lungo il viale. La nebbia lo avvolgeva, lo rivelava, tornava ad
avvolgerlo.
L'ultima delle barche era un punto che diventava sempre più piccolo
nell'oscurità. L'uomo solitario percorse rapido la gettata. Io mi feci
avanti di sotto gli alberi e scesi incontro a lui sulla riva coperta
di ciottoli.
*****
I druidi in Liguria ci sono arrivati insieme ai celti, ma prima di
loro, le popolazioni locali adoravano già una divinità protoceltica,
il dio Belanu, o Belanos o Belinu, che cambiava leggermente nome a
seconda del luogo.
Dio del sole e della luce, la sua compagna Belisma era invece la dea
del fuoco e della notte.
La fine della stagione propizia, coincidente con la morte del Dio, era
il solstizio d'inverno, a dicembre, ed in questa occasione venivano
eseguiti sacrifici, e accesi grandi fuochi che duravano tutta la
notte. Subito prima dell'inverno, a ottobre, iniziava la raccolta del
miele, sacrificando gli alverari.
Secoli prima che i romani prendessero possesso della liguria, e
sostituissero gli dei locali con i loro, si raccoglieva già, a livello
locale ed in maniera molto avventurosa, il miele che era solitamente
di castagno e di acacia, come anche il classico millefiori o di erica
o di corbezzolo, a seconda di dove le api andavano a suggere il
nettare.
La zona che va dal Colle di Tenda a La Briga e poi verso Realdo a
Triora, è un insolito concentramento di "naiiou", parola derivata
direttamente dal protocelto-ligure e che significava originariamente
una vasca dove veniva messa a macerare la canapa, e per analogia ed
estensione un recinto dove vengono custoditi animali e quindi anche le
api.
Nella zona che citavo, esistono tutt'ora una 90ina di recinti in
pietra, naiji al plurale, a forma di ferro di cavallo, che potevano
ognuno ospitare da 50 a 100 "bugni", ovvero arnie primitive ricavate
da tronchi di larice o castagno svuotati.
I bugni, chiamati anche bruschi, sono stati usati per millenni,
sostituiti solo nell'ultimo secolo da alveari moderni, ed i recinti
datano tra il 1500 ed il 1800 a testimonare il loro utilizzo per
secoli.
La cosa molto particolare è l'insolito concentramento di naiji in
questa area geografica, e quindi di produzione di miele, e l'origine
stessa dei naiji non si sa se fosse dovuta per proteggere gli alveari
dall'orso piuttosto che dai furti dell'uomo.
Il miele ligure è particolarmente rinomato, e sempre si trovano nei
mercatini domenicali o straordinari, i banchetti dei produttori di
miele, di qualsiasi tipo, e di qualsiasi prezzo.
Nell'entroterra, nelle zone originarie, ancora qualche apicoltore
conserva i bugni antichi, anche se ormai non vengono praticamente più
utilizzati, se non da pochissimi fedeli alla tradizione.
ale
(1) Liberamente ispirato dalla descrizione di una cerimonia druidica
di Stuart Piggot, come poi ripresa da Mary Stewart in The Cristal Cave
e tradotto ed adattato per questo post.
(2) Un punto qualsiasi costiero tra la Toscana settentrionale e
Marsiglia. L'ho immaginato alla Baia del Silenzio, l'attuale Sestri
Levante.
-
Nonna Sisi_pll Guest
Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
On 30 Lug, 23:07, as <alessandro1...*gmail.com> wrote:
> Dedicato a Vilco, che me l'ha fatto venire in mente, a proposito del
> berodo.
>
> *****
> Un grido. Non un grido di dolore, ma peggio, la voce di un uomo
> colpito da un terrore mortale. E poi un sommesso salmodiare (1).
>
> La foresta terminava sul mare, odore di sale, bava scura delle alghe
> sulla stretta spiaggia di ciottoli.
> Un basso ruscello scorreva verso il mare, verso strisce di pallida
> sabbia tra i ciottoli.
>
> La baia(2) era immobile, chiusa nel morso del gelo, ed una linea
> chiara, sotto le tenebre, dove tra i promontori il mare aperto si
> faceva bianco.
>
> Una baia poco profonda, alla bassa marea le sagome delle rocce e dei
> macigni emergevano nere dall'acqua, scintillanti per le alghe alla
> luce delle stelle.
>
> Al centro della baia c'era un'isola, o meglio, quello che doveva
> essere un'isola con l'alta marea, ma che adesso era una penisola, un
> lembo di terra di forma ovale unito alla spiaggia da una rudimentale
> gettata di pietre, che si protendeva come un cordone ombelicale per
> unirla alla spiaggia.
>
> Nel più vicino degli anfratti poco profondi formati dalla gettata e
> dalla spiaggia, alcune barchette erano tirate a secco come delfini
> spiaggiati.
>
> Nebbia, bassa sulla baia, fluttuava qua e là tra i rami come reti da
> pesca appese ad asciugare.
> Sulla superficie dell'acqua galleggiava, si assottigliava e poi si
> riduceva a niente, solo per ridiventare spessa in un altro punto e
> lentamente formare di nuovo come un fumo sull'acqua.
>
> Girava tutt'intorno alla base dell'isola, e lì era così densa che
> quella pareva galleggiare su una nuvola, e le stelle riflettevano una
> luce grigia per via di quella nebbia che mi mostrava con chiarezza
> l'isola.
>
> Questa era allungata, terminava con una piccola collina che si gettava
> nel mare e, verso di me, in una spianata.
>
> Intorno alla base di questa collinetta c'era un circolo di pietre
> erette, un circolo interrotto solo nel punto che era davanti a me,
> dove una larga apertura formava un ingresso dal quale un viale di
> pietre si dirigeva, come un colonnato, direttamente alla gettata.
>
> Non si notava alcun suono né movimento. Non fosse stato per le sagome
> incerte delle barche tirate a secco avrei pensato che il grido, il
> salmodiare, fossero creazioni di un sogno.
>
> Ai piedi della collina, proprio alla fine di quel viale centrale,
> brillò a un tratto la luce di un falò immenso.
> Illuminò un'apertura bassa nel fianco della collina e davanti ad essa,
> nitida, la figura vestita di bianco di colui che aveva acceso il
> fuoco, con la sua torcia. Vidi allora che quelli che avevo preso per
> banchi di nebbia, erano gruppi di figure immobili, pure coperte da
> lunghi vesti bianche.
>
> Udii di nuovo il salmodiare, assai sommesso, con un ritmo slegato e
> vaneggiante. Poi, chi aveva acceso il fuoco, si diresse nella collina,
> sprofondando verso terra, e sparendo alla vista.
>
> Gli altri gli si affollarono intorno, gruppi che si raggrumavano, che
> si fondevano intorno all'arco, poi svanivano come fumo aspirato nella
> porta di un forno.
>
> Il salmodiare continuò, ma così fievole e smorzato che ormai pareva
> solo un ronzio di api in un'arnia d'inverno. Non lo attraversava
> nessuna melodia, solo il ritmo che si abbassava fino a diventare un
> semplice palpito nell'aria, la pulsazione di un suono avvertito con un
> senso diverso dall'udito, che poco a poco si strinse e si fece più
> veloce, finché risuonò duro e rapido e il mio sangue pulsò all'unisono
> con esso...
>
> A un tratto s'interruppe. Ci fu una pausa di una quiete mortale, una
> quiete carica di tante cose che mi sentii la gola annodata e deglutii
> per la tensione.
>
> Un grido diverso questa volta, acuto e tagliente, che avrebbe potuto
> significare qualsiasi cosa, trionfo o resa o dolore. Un grido di
> morte, ma questa volta non proveniente dalla vittima ma
> dall'assassino.
> E poi, silenzio. La notte era immobile e calma. L'isola era un alveare
> chiuso, sigillato su quanto strisciava o ronzava nel suo interno.
>
> Poi il capo, apparve improvvisamente come un'ombra nell'arco e risalì
> gli scalini. Gli altri lo seguivano, spostandosi non come persone in
> un corteo, ma lentamente e armoniosamente, in gruppi che si rompevano
> e si riformavano, secondo uno schema che pareva quello di una danza,
> finché ancora una volta si fermarono divisi in due file accanto alle
> pietre erette.
>
> E di nuovo un'immobilità completa. Poi il capo alzò le braccia. Come a
> un segnale, bianca e scintillante come la lama di un coltello, sulla
> collina apparve la falce della luna.
>
> Il capo gridò e questo grido, il terzo, era inequivocabilmente
> un'espressione di trionfo, mentre egli tendeva alte le braccia distese
> sopra la testa come se offrisse quello che teneva tra le mani.
> La folla gli rispose, canto e controcanto. Poi, mentre la luna si
> alzava chiara sulla collina, il sacerdote abbassò le braccia e si
> voltò. Quello che aveva offerto alla dea, adesso lo offriva ai fedeli.
> La folla lo circondò.
>
> E poi la folla iniziò a dividersi e a gruppi di due o tre, le persone
> scendevano silenziose il viale, entrando e uscendo dalle ombre che la
> luna nascente disegnava tra le pietre. Si dirigevano alle barche.
>
> Non ho idea di quanto tempo durasse tutto questo, ma quando tornai in
> me mi accorsi che ero rigido e dove avevo lasciato cadermi di dosso il
> mantello ero fradicio di nebbia.
>
> La baia era punteggiata dalle piccole imbarcazioni che si
> allontanavano.
> L'isola era ormai vuota, a parte un'unica figura, alta, che si avviava
> adesso lungo il viale. La nebbia lo avvolgeva, lo rivelava, tornava ad
> avvolgerlo.
>
> L'ultima delle barche era un punto che diventava sempre più piccolo
> nell'oscurità. L'uomo solitario percorse rapido la gettata. Io mi feci
> avanti di sotto gli alberi e scesi incontro a lui sulla riva coperta
> di ciottoli.
>
> *****
> I druidi in Liguria ci sono arrivati insieme ai celti, ma prima di
> loro, le popolazioni locali adoravano già una divinità protoceltica,
> il dio Belanu, o Belanos o Belinu, che cambiava leggermente nome a
> seconda del luogo.
> Dio del sole e della luce, la sua compagna Belisma era invece la dea
> del fuoco e della notte.
>
> La fine della stagione propizia, coincidente con la morte del Dio, era
> il solstizio d'inverno, a dicembre, ed in questa occasione venivano
> eseguiti sacrifici, e accesi grandi fuochi che duravano tutta la
> notte. Subito prima dell'inverno, a ottobre, iniziava la raccolta del
> miele, sacrificando gli alverari.
>
> Secoli prima che i romani prendessero possesso della liguria, e
> sostituissero gli dei locali con i loro, si raccoglieva già, a livello
> locale ed in maniera molto avventurosa, il miele che era solitamente
> di castagno e di acacia, come anche il classico millefiori o di erica
> o di corbezzolo, a seconda di dove le api andavano a suggere il
> nettare.
>
> La zona che va dal Colle di Tenda a La Briga e poi verso Realdo a
> Triora, è un insolito concentramento di "naiiou", parola derivata
> direttamente dal protocelto-ligure e che significava originariamente
> una vasca dove veniva messa a macerare la canapa, e per analogia ed
> estensione un recinto dove vengono custoditi animali e quindi anche le
> api.
>
> Nella zona che citavo, esistono tutt'ora una 90ina di recinti in
> pietra, naiji al plurale, a forma di ferro di cavallo, che potevano
> ognuno ospitare da 50 a 100 "bugni", ovvero arnie primitive ricavate
> da tronchi di larice o castagno svuotati.
>
> I bugni, chiamati anche bruschi, sono stati usati per millenni,
> sostituiti solo nell'ultimo secolo da alveari moderni, ed i recinti
> datano tra il 1500 ed il 1800 a testimonare il loro utilizzo per
> secoli.
>
> La cosa molto particolare è l'insolito concentramento di naiji in
> questa area geografica, e quindi di produzione di miele, e l'origine
> stessa dei naiji non si sa se fosse dovuta per proteggere gli alveari
> dall'orso piuttosto che dai furti dell'uomo.
>
> Il miele ligure è particolarmente rinomato, e sempre si trovano nei
> mercatini domenicali o straordinari, i banchetti dei produttori di
> miele, di qualsiasi tipo, e di qualsiasi prezzo.
>
> Nell'entroterra, nelle zone originarie, ancora qualche apicoltore
> conserva i bugni antichi, anche se ormai non vengono praticamente più
> utilizzati, se non da pochissimi fedeli alla tradizione.
>
> ale
>
> (1) Liberamente ispirato dalla descrizione di una cerimonia druidica
> di Stuart Piggot, come poi ripresa da Mary Stewart in The Cristal Cave
> e tradotto ed adattato per questo post.
> (2) Un punto qualsiasi costiero tra la Toscana settentrionale e
> Marsiglia. L'ho immaginato alla Baia del Silenzio, l'attuale Sestri
> Levante.
sono letteralmente rapita dal tuo modo di scrivere! Bellissimo questo
pezzo mi hai fatto scoprire qualcosa del passato remoto della Liguria
che non conoscevo proprio. Unico inconveniente: mi sarebbe piaciuto
leggerne ancora! :-(
-
as Guest
Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
On 31 Lug, 16:30, Nonna Sisi_pll <sis...*gmail.com> wrote:
> mi hai fatto scoprire qualcosa del passato remoto della Liguria
> che non conoscevo proprio.
Ti allargo la prospettiva, sembrerebbe che il termine belìn in lingua
ligure, possa derivare direttamente dal dio Belanu (dio della luce,
del sole, della procreazione, della genesi).
Un'altra ipotesi è quella secondo cui sia i liguri che i celti
stanziali in liguria, abbiano derivato il termine dai fenici,
attraverso gli scambi nel mediterraneo, in lingua accadica con bel si
intende "signore", con il quale veniva denominato il dio fenicio
marduk, mentre innu significa "nostro", ovvero bel innu è uguale a
nostro signore.
Per "bel" in accadico:
http://www.premiumwanadoo.com/cuneif...20&language=id
Per "innu" in accadico:
http://www.premiumwanadoo.com/cuneif...ary/search.php
Quale sia la verità delle due, non lo so, gli storici continuano ad
accapigliarsi al proposito.
Teoria comune è che però , quando il termine viene attribuito ad una
divinità fallica, acquisisce automaticamente il significato di pene.
Insomma, belin, sembrerebbe proprio voler dire "nostro signore".
> Unico inconveniente: mi sarebbe piaciuto
> leggerne ancora! :-(
Il seguito immaginatelo come vuoi, si interrompe qui:
> L'ultima delle barche era un punto che diventava sempre più piccolo
> nell'oscurità. L'uomo solitario percorse rapido la gettata. Io mi feci
> avanti di sotto gli alberi e scesi incontro a lui sulla riva coperta
> di ciottoli.
Chi era quell'uomo, chi era l'osservatore, cosa accade con l'incontro,
si incontreranno davvero o capiterà qualcosa un attimo prima...?
ale
-
Mardot Guest
Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
Il 02/08/2010 1.09, as ha scritto:
> Ti allargo la prospettiva
rotfl
--
Mardot
-
as Guest
Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
On 2 Ago, 08:41, Mardot <pi...*pallo.it> wrote:
> Il 02/08/2010 1.09, as ha scritto:
>
> > Ti allargo la prospettiva
>
> rotfl
Non si dice così?
ale
-
Mardot Guest
Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
Il 02/08/2010 8.58, as ha scritto:
> On 2 Ago, 08:41, Mardot<pi...*pallo.it> wrote:
>> Il 02/08/2010 1.09, as ha scritto:
>>
>>> Ti allargo la prospettiva
>>
>> rotfl
>
> Non si dice così?
Mi scuso già in anticipo prima che inizi a piovere di tutto, ma non ho
resistito, il titolo del thread e il tuo esordio "ti allargo la
prospettiva" era un'esca a cui non ho potuto non abboccare volentieri ;-)
--
Mardot
-
as Guest
Re: Belinu, Belanos, Belanu (cucina ligure)
On 2 Ago, 09:05, Mardot <pi...*pallo.it> wrote:
> Mi scuso già in anticipo prima che inizi a piovere di tutto, ma non ho
> resistito, il titolo del thread e il tuo esordio "ti allargo la
> prospettiva" era un'esca a cui non ho potuto non abboccare volentieri ;-)
Non sono così *tanto* malizioso :P
Hai gettato la lenza l'amo e sei pure abboccato da solo :-D
ale
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